Settimana della moda

L’insostenibile inadeguatezza dell’essere

E anche questa settimana della moda ce la siamo levata dalla scatole. Sono felice che si sia tornati al regolare intasamento metropolitano, e soprattutto gioisco nel non vedere più valchirie minorenni dalla bellezza sfolgorante camminarmi accanto.

Il mio personale contributo all’ esploit modaiolo di questi giorni, che in parte esplicita anche il mio interessamento alla questione, è stato girare per Milano vestita con cappotto,  cappello e sciarpa neri, leggins blu oceano e stivaletti color carne. Un’improbabile accozzaglia di colori che neanche La Rettore nei suoi momenti di gloria ha eguagliato. Il dettaglio di stile che impreziosiva il tutto era dato da delle striature immonde sui leggins, trasparenti ed equivoche, generate dal rovesciamento involontario di sciroppo per la tosse a base di bava di lumaca. Non avendo cambi a portata di mano ho dovuto girare così un sabato pomeriggio, creando ilarità e sorrisi di compatimento negli sguardi che incrociavo.

Comunque se devo dirla tutta, iniziare l’anno con Memorie dal Sottosuolo non è risultato essere una scelta propiziatoria, almeno dal punto di vista prettamente fisico/salutistico. Dopo essere infatti sopravvissuta alla prima ondata di influenza, sono caduta preda anche dalla seconda, inaugurando ufficialmente il 2017 come uno degli anni in cui le mie difese immunitarie si sono dimostrate un completo fallimento. Certo ho manifestato una sintomatologia differente dalla precedente, per cui se prima avevo bronchite-raffreddore-febbre questa volta ho potuto sperimentare l’accoppiata faringite- tracheite- tosse che si è dimostrata certo più persistente e fastidiosa della precedente. Anche in questo caso, quando in preda alla disperazione e assolutamente convinta di aver contratto la meningite ho pensato che sarei morta, sono invece sopravvissuta, grazie anche alle parole di conforto del mio medico di base, che ha ben pensato di liquidare la mia pratica al telefono, comunicandomi che se avessi avuto la meningite non avrei avuto il tempo di discorrere così amabilmente con lui.

Nel frattempo niente di nuovo è accaduto alla mia vita, se non che sono giunta a pagina seicento di David Copperfield, e ammetto di esserne sempre più entusiasta. Charles Dickens è un genio. Parlo al presente perchè se ti permetti di scrivere libri del suo calibro, alla fine non muori mai.  Sono al punto in cui David è un giovanotto e si è anche un po’ ripreso, per fortuna, dalle sfighe della sua infanzia, ma credo si appresti a nuovi dolori e delusioni. Vi terrò aggiornati. Comunque sono così entusiasta che sono finita su Etsy cercando una copia  datata del libro da collezionare, ovviamente di non pregevole fattura, che mi consentisse di dedicargli un posto privilegiato nella mia libreria, e  sono incappata in questo negozio, the Locket Library,  che mi ha fatto letteralmente impazzire.

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Praticamente questa ragazza fa piccoli gioielli con le copertine dei libri, collane, bracciali, orecchini. Io non ho potuto esimermi dal comprare un ciondolo con la copertina di David, ovviamente. Sarò orgogliosa di indossarlo con i miei maglioni dai colori improbabili, slumacati dai vari rimedi popolari anti ipocondria di cui mi avvalgo.

ps: vi consiglio di non sottovalutate la bava di lumaca come sciroppo, è la svolta!

 

 

 

Emergenza

O il disagio della vita quotidiana

Molto spesso mi capita di pensare e riflettere sul momento storico che il mondo sta attraversando e che noi uomini sul pianeta terrestre stiamo vivendo. Mi piace tenermi aggiornata e nonostante non sia una fanatica della notizia, mi tengo sempre informata su quello che succede, sfidando tutte le leggi del buonsenso e del raziocinio, visto che per una cosa che va bene ce ne sono cento che vanno, come direbbe Montalbano, a schifio.

L’altro giorno in ufficio, leggevo sul Corriere che stanno aumentando nella popolazione le casistiche di depressi e ansiosi e pare che il numero di gente che assume psicofarmaci sia in costante crescita. Commentava la notizia qualche superguru della psichiatria sperticandosi in dissertazioni dense di virtuosismi freudiani. Ora non mi serve essere Andreoli, per farmi un’idea (personale) di questo fantomatico perché.

Viviamo in un mondo proiettato verso tempi bui, forse anche nel Basso Medioevo era così, e noi al posto dei nostri avi medioevali ce la stiamo spassando alla grande, ma ci sono comunque mille motivi di ansie e preoccupazioni generati dal contesto  globale  su cui non abbiamo controllo: cambiamenti climatici, guerre, terrorismo, malattie, sofferenze, epidemie. Per una persona dotata di un minimo di sensibilità è impossibile non essere invaso da una vaga sensazione d’ansia, amplificato poi dalla diffusione di notizie in tempi record.

Secondo, io sono convinta del fatto, che viviamo delle vite che non sono più a misura d’uomo. In fondo l’evoluzione della specie è lenta, noi abbiamo ancora i denti del giudizio che a tutti gli effetti non ci servono a un tubo, se non a rendere felici i dentisti e farci passare dei brutti momenti. Ai primitivi invece, servivano e pare che solo fra non so quante migliaia di anni gli uomini non li avranno più, perché l’evoluzione se ne sarà liberata. Se ci mettiamo a fare due conti, capiamo che non siamo proprio studiati per i cambiamenti repentini, e invece nell’ultimo secolo la vita dell’uomo si è stravolta. Da una società agricola, siamo balzati a una società industriale, ci hanno preso e forzato i tempi, chiusi negli uffici per dieci ore con le chiappe inchiodate alla sedia a la mente inebetita al computer o in qualche fabbrica alla catena di montaggio. C’è a chi piace certo (a me personalmente non tanto). Ritengo che questo incida profondamente sulla qualità della vita dell’uomo.

Un altro aspetto è senz’altro il pessimo lavoro che stanno facendo i media di questi tempi. L’allarmismo è sempre dietro l’angolo. Nel giro di poco si passa, dall’emergenza caldo, all’emergenza freddo (come se caldo e neve non fossero sempre esistiti nella vita dell’uomo), poi abbiamo l’emergenza terrorismo, quest’anno c’è anche l’emergenza meningite (che si accumula alla nefasta emergenza dell’influenza stagionale), l’emergenza terremoto, l’emergenza clima, l’emergenza disoccupazione. In tutte queste emergenze anche il più sano di mente perde la brocca. Anche perché a corollario di tutto questo c’è la cronaca nera, delitti, omicidi, assassinii, e non in ultimis lo spauracchio malattia, quindi c’è il mese della prevenzione al seno, il mese della prevenzione alla prostata, quella del colon, il mese del sorriso, il mese del ginecologo il mese dell’otorino. Che se uno seguisse il calendario per davvero dovrebbe essere dal medico tutte le settimane.

Badate bene, non sono dell’idea che si debba stare nel mondo, come degli sciocchi sprovveduti a fingere che tutto vada bene e sia tutto bello, niente affatto. Sono però per la consapevolezza mediata, ovvero una consapevolezza strutturale che aiuti l’individuo a muoversi nel mondo responsabilmente, senza essere vinto dalla paura di vivere. Purtroppo con un bombardamento quotidiano di questo tipo è molto difficile.

In poco tempo si ottiene una massa di individui terrorizzati dal mondo, depressi, che si bevono il Lexotan a colazione e si comprano il dizionario dei sintomi (maledetto chi lo inventò!) da poter sfogliare ogni qualvolta l’ipocondria bussa. Io stessa sono così, ci combatto tutti i giorni, o almeno ci provo.

Comunque questo post è venuto lunghissimo e barboso come un discorso di Monti, quindi adesso chiudo. Visto che però è morto il mio amico Zygmunt Bauman, a medicina di quanto sopra scritto, vi suggerisco la lettura di questo libro.

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Io ora vado ad affrontare l’emergenza neve!

Tu chiamale se vuoi emozioni

Milano, o cara

Oggi è una bella giornata. Facendo un refresh isterico sulle statistiche di wordpress ho realizzato, con somma emozione, che in questi giorni  ho avuto cinque visitatori.

Cinque visitatori mi sembrano tantissimi. Sto provando ad immaginarmi da ore i loro volti da casuali avventori. Più che altro mi chiedo come siano approdati a misschorri. Probabilmente stavano cercando altro e il fato li ha voluti condurre su questa disastrosa pagina, che  oltre a dimostrare le mie scarse capacità nell’uso di wordpress non renderà il mondo un posto migliore.

O forse lo renderà, considerato che migliorando il mio umore sono più avvezza a elargire sorrisi e quindi a riversare molecole di felicità nell’aria di Milano, che diciamocelo pure, di felicità ne ha assai bisogno.

Ho quest’idea, personalissima e ovviamente contestabile, che la gente a Milano non sia felice.  Non voglio farne una legge universalmente incisa nelle sacre pietre bibliche,  però basta guardare un po’ le facce in giro per farsi un’idea. Pochi sorrisi, molta nevrosi, gente che corre, spinge e urta, psicosi da terrorismo.

Io nonostante ci viva da tre anni, sono ancora nella fase della negazione freudiana. Mi sveglio la mattina e mi infliggo delle punizioni corporali per verificare che non sia tutto un sogno. Quando mi rendo conto che sto solo bruciando minuti preziosi alla colazione, passo alla fase dell’accettazione e affronto la dura realtà. Il rituale si ripropone identico dal lunedì al venerdì, d’estate anche nei festivi.

Il momento peggiore, quello in cui di norma, mi riprometto di licenziarmi, trasferirmi in cima a una montagna e occuparmi di pastorizia, è quando affronto la metropolitana.

L’esperienza, ammettiamolo, può essere anche inverosimilmente preziosa e formativa, ma solo per chi è disposto ad imparare. Si può venire spesso demoralizzati dal poco spazio pro capite a disposizione, dalle condizioni estreme dei vagoni (caldo soffocante d’estate e freddo ibernante d’inverno), dall’invadenza dei costumi delle persone che la frequentano (gente che discute al telefono di dettagli intimi della propria vita, gente che non si toglie lo zainetto anche se si è in 500 in 5mq, gente che impone le proprie scarse regole di igiene personale e i loro conseguenti effluvi) e dalle innumerevoli interruzioni del servizio per uomini ritrovati in galleria,  tragici suicidi e presunti pacchi bomba.

Vi posso però garantire che chi sopravvive, acquisisce una tempra che lo aiuta a scalare la dura piramide dell’evoluzione. Darwin si è fermato all’Homo Sapiens, perché ai suoi tempi le metro non c’erano. Ma sono sicura che nel caso ci fossero state avremmo avuto l’Homo Metrus. Con lo zainetto, ovviamente.

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