Fin che morte non ci separi

Gente che viene, gente che va

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Mentre il mondo impazziva per ricordare il decennale della morte di David Foster Wallace, in Italia è venuto a mancare Guido Ceronetti, un grandissimo scrittore, intellettuale, poeta, filosofo e traduttore. La sua morte è passata quasi inosservata: c’era un breve articolo sul Corriere e su Repubblica, qualche parola accorata di chi l’aveva conosciuto e poco altro.

All’inizio me ne sono molto dispiaciuta. Mi sono proprio arrabbiata direi (non me ne vogliano i fans di Wallace, che per altro anche io amo). Ho pensato che siamo sempre vittime del classico difetto di pensiero italota, che suppone all’estero siano sempre più bravi di noi nel fare le cose (non mi riferisco alla situazione socio-politica, che come sappiamo, è tragica a tratti). Cinema, letteratura, arti, etc., stiamo sempre pronti al plauso per tutto quello che è oltre confine, ma poco capaci di valorizzare quello che sta dentro al nostro di confine.

Guido Ceronetti era una vera mosca bianca, ha scritto, tradotto e filosofeggiato e inveito contro il decadimento culturale e di costumi che osservava attorno a sé, restando sempre ai margini con la discrezione e la mitezza dell’uomo colto, e ha lasciato questa terra così, come ha vissuto. Traduceva dall’ebraico, dal greco, ed era esperto in lingue classiche. Non è un autore facile da leggere, anzi, ma i suoi scritti sono pieni di verità, e la verità non è mail facile da accettare, soprattutto se punta il dito su quello che non vorremmo vedere.

Il suo libro più famoso, e per me quello più semplice a cui approcciarsi (per chi magari volesse cimentarsi) è Un viaggio in Italia, edito da Einaudi, ed è il racconto di un lungo viaggio che Ceronetti fece a piedi tra il 1981 e il 1983 da nord a sud. Si tratta sostanzialmente di resoconto di viaggio, ma è molto di più di questo, gli aspetti che vengono colti sono fra i più eterogenei: non ci sono solo descrizioni di paesaggio, anzi, direi che sono quelle presenti in misura minore, ci sono visite nelle carceri, nei manicomi, nelle fabbriche, ci sono le scritte riportate dai muri, l’inciviltà, il degrado, ma anche la straordinaria, mistica ed estatica bellezza della natura.
E’ un libro molto complesso, e se vogliamo, profetico, visto che Ceronetti individua già nei primi anni ottanta l’inizio del declino sociale e culturale italiano, a cui noi, ormai credo, ci siamo anche abbastanza abituati.

Io ero affezionata al buon Guido, nel modo in cui ci si affeziona a chi non si conosce di persona, ma che si impara ad apprezzare attraverso le parole. Il suo linguaggio è riuscito a sfiorare delle corde della mia anima, anestetizzate da questo quotidiano un po’ duro e frenetico che vivo, come pochi autori hanno saputo fare.

Quindi forse poche persone l’hanno ricordato in questi giorni,  ma io volevo essere una fra queste.

Non so se questo faccia o meno la differenza per chi non è più tra noi, ma credo che si, in fondo lo faccia.

E voi, ditemi, quali sono gli autori della vostra anima?