Buoni propositi

Detti anche elenchi inutili

Superata la soglia dei trenta, stilare la lista dei buoni propositi per l’anno nuovo diventa un’attività che sconfina nel penoso. In primis perché è raro che si depenni anche solo una voce della suddetta lista, secondo perché quello che ci si propone di migliorare nella propria vita (mangiare sano, andare a letto presto, iscriversi in palestra, bere tanta acqua) aggiunge disagio a un quotidiano che è già di suo drammatico. Non è facile infatti iniziare a sentire i primi acciacchi, realizzare che non sono capelli biondissimi quelli che vedi, ma bianchi, o fare a patti con l’invecchiamento dei tuoi ovuli e con gli attacchi di cervicale. I buoni propositi in un contesto simile aumentano solo il tasso di frustrazione e quindi, in dignitosa antitesi con il sistema, io affronto l’inizio di ogni anno, con il mio solito e proverbiale lassismo. Anzi, tendo anche a cullarmi nella depressione, conscia del fatto che se si inizia l’anno al peggio delle possibilità non potrà che andare meglio.

Quest’anno però, a differenza dei precedenti, ho dedicato massima attenzione al libro che avrebbe dovuto aprire le danze a questo 2017, che secondo tutti gli oroscopi disponibili on line, dovrebbe essere per la Bilancia, un anno non male.  Stazionava sul comodino da tempo, ma ho sempre storto il naso all’idea di iniziarlo, perché non mi sentivo pronta a leggere il mio amico Fëdor senza la giusta predisposizione d’animo. Bene, terminate le feste e conclusa la bagarre natalizia con le sue atmosfere zuccherine e stucchevoli, ho inaugurato Memorie dal Sottosuolo. Per ora ho solo letto ventotto pagine, quindi non posso esprimermi molto in merito, ma posso però già confermare quella nota ed edificante sensazione di prossimità che mi pervade ogni qualvolta leggo un libro del buon Dostoevskij. Certo lui era un genio russo con l’epilessia, io sono solo una giovane donna che respira particolato e polveri fini a Milano, però questo fatto dei tormenti della coscienza ipertrofica, li capisco. Anche io nel mio piccolo tendo a farmi mille domande e crogiolarmi nei miei dolori provando una lieve forma di sadico godimento nel non risolverli. Ecco, dunque, pur non essendo ancora entrata nel merito del libro mi piace, e lo consiglio a tutti voi, lettori inesistenti, se avete come me un problema di coscienza ipertrofica. Magari se siete innamorati o felici o avete vinto al superenalotto, no, però se siete come me alla ricerca di diamanti preziosi con cui levigare gli animi affranti, salutate anche voi il 2017, con siffatto gioiellino.