Sliding doors

O le capocciate di testa contro il destino

La scorsa settimana ero a pranzo con un collega e mentre ci deliziavamo con insolite amenità culinarie koreane si stava discutendo sull’interessante concetto dei sospesi, ovvero di quelle situazioni che capitano sovente nella vita in cui c’è un potenziale di sviluppo che poi non si realizza creando la classica logica delle slinding doors.

Lui infatti si ricordava di una biondina conosciuta alle elementari di cui si era segretamente, o forse non segretamente, innamorato e che era rimasta sempre nei suoi pensieri come il suo grande amore di bambino. Ci pensava a volte, era persino finito a cercarla su qualche social, e aveva scoperto che era sempre bionda, piuttosto carina, viveva all’estero ed era sposata con un pezzo grosso di una multinazionale.

Il fatto di trovarsi ora felicemente sposato con la donna dei suoi sogni, di avere due splendidi bambini, e di condurre una vita faticosa ma piena, non gli impediva ogni tanto di ripercorrere il suo passato e pensare alla biondina e alle diverse slinding doors che la vita gli aveva disseminato sul cammino.

Interrogata a mia volta sui miei sospesi lì per lì ho negato di averne, un po’ perché volevo recitare la parte della donna sicura della direzione che sta intraprendendo (niente di più lontano da quella che sono, ovvero una perenne indecisa), un po’ perché ci ho messo un attimo a discernere fra le sliding doors finte (ovvero quelle situazioni che pensiamo avrebbero cambiato il corso delle cose, ma che di fatto non avrebbero cambiato nulla) e quelle vere.

18-01-2016-Sliding Doors

Sono giunta quindi, dopo infinite riflessioni a determinare due principali slinding doors della mia vita, che di base sono anche le uniche due a cui ciclicamente ripenso in maniera ossessivo ricorsiva. La prima è avvenuta alla fine del mio percorso universitario, quando dopo essermi laureata con i massimi voti alla facoltà di Lettere, la docente di Letteratura Italiana Contemporanea mi aveva invitata ad iscrivermi ad un dottorato che avrebbe seguito lei, perché a detta sua ero molto dotata per la ricerca e le materie umanistiche, e non avrei dovuto buttare questo capitale umano di cui ero depositaria.

Purtroppo ero giovane e inesperta delle faccende della vita, con una situazione familiare e personale un po’ complicata alle spalle e l’unica cosa che desideravo era essere economicamente indipendente e percorrere la mia strada. Ho quindi deciso di rinunciare al dottorato ed iniziare a lavorare in un’azienda che mi ha introdotta nell’infelice baratro lavorativo in cui mi trovo attualmente.

Uno dei miei più grandi rimpianti è situato lì, nel preciso istante in cui ho deciso di voltare le spalle allo studio, attività che mi rendeva felice e piena e ricca per entrare in un’azienda, in cui ho passato il primo anno a servire caffè nelle riunioni, e dove per la prima volta ho sperimentato la famosa frase di Gore Vidal che dice “The unfed mind devours itself”.

Mi chiedo spesso cosa starei facendo ora se invece di prendere quella decisione ne avessi presa un’altra, se sarei più o meno felice, serena o realizzata. Tento di non pensarci e mi convinco che doveva andare così, cosa che in parte è vera, perché se non avessi intrapreso le orribili strade lavorative delle aziende grosse e cattive non avrei incontrato il Regista, che ha fatto capolino nella mia vita sette anni fa in una riunione pallosissima in ufficio, in cui tutti e due eravamo così annichiliti dagli argomenti di discussione che abbiamo passato tutto il tempo a fissarci con malizia.

L’altra slinding doors è di tipo sentimentale invece, e alzi la mano chi non ne ha almeno una.

Io, che sono un’ impulsiva che si è sempre lanciata a capofitto nelle situazioni più disparate (ho collezionato una serie di casi umani come ex fidanzati che potrei scriverci dei manuali), in realtà ne ho solo una, ma è tosta, così tosta che ogni volta che ci faccio i conti vorrei che arrivasse Maurizio Costanzo e facesse partire i consigli per gli acquisti, perché nonostante siano passati lustri su lustri da quando è accaduta, quando ci penso mi vengono ancora i coccoloni.

Anche la letteratura si è interessata a questo tema sconfinato e bellissimo. Esistono diversi libri illuminanti sull’argomento, il primo che mi viene in mente è Il conte di Montecristo di Alexander Dumas, lettura che consiglio caldamente, perché di storie epiche come quella di Edmond Dantès ne sono state scritte poche e perché offre un’interessante prospettiva sul tema delle slinding doors e sul tema della vendetta. Argomento direttamente correlato in questo caso, poiché è a causa di tre uomini malvagi ed invidiosi che Edmond non solo non può sposare la donna che ama, ma si ritrova anche in prigione accusato di alto tradimento. Quando poi riuscirà a fuggire e diventerà ricco grazie al ritrovamento di un tesoro, tornerà in Francia e passerà gli anni migliori della sua vita a vendicarsi dei tre nemici, accorgendosi poi solo alla fine del libro del tempo perso e del sangue amaro che si è fatto intraprendendo questa via.

Un altro libro non meno interessante è L’amore ai tempi del Colera di Garcia Marquez, che offre un’altra visione ancora più romantica sulla questione, perché Florentino Ariza, il protagonista, ama una donna, Fermina Daza, per tutta la sua vita, anche se lei è sposata con un altro.  Solo da anziani si ricongiungono e si amano (cinquantatré anni, sette mesi e undici giorni, notti comprese d’attesa), come non avevano potuto fare da giovani (il padre di lei aveva voluto sposasse un uomo più ricco). In questo caso Florentino non si deprime per la sua slinding doors andata, anzi la coltiva nel tempo come un fiore raro, e poi alla fine viene premiato per la sua costanza.

Vogliamo parlare poi di Cime Tempestose di Emily Bronte? Il libro più bello di sempre sugli amori infelici e mai realizzati? Heathcliff e Catherine potrebbero fare una lectio magistralis sulle slinding doors, e per quanto mi riguarda Heathcliff è maestro cintura nera nell’ossessione per l’oggetto d’amore perduto.

E voi  cari lettori, quali sono le vostre slinding doors? Siete più della squadra Dantés o Ariza? Ignorate i vostri rimpianti o li coltivate  con la delicatezza che meritano? Vi disperate come Heathcliff per gli amori passati fino a farli diventare un’ossessione?

Io lavoro tutta la settimana come una cinese con il caldo cocente che mi uccide e dilettarmi con le vostre mancate direzioni di vita mi allieterebbe certamente.

Oppure consigliatemi qualche altro libro su questo interessante tema, sono desiderosa di esplorarne tutte le sfaccettature e continuare a farmi del male, come solo io so fare.

12 pensieri riguardo “Sliding doors”

  1. Le porte si aprono e si chiudono indipendentemente dalla nostra volontà. E allora perché prendersela tanto? Fantasticare sulle possibili diverse evoluzioni della vita in relazione alle porte scorrevoli aperte o chiuse è solo letteratura; e nemmeno di alta qualità. Serve solo a crearci sensi di colpa, rimpianti, rabbia e frustrazione per quelle scelte che riteniamo sbagliate e consideriamo come imperdonabili errori. Ma quelle scelte sono le uniche possibili in quel preciso istante. Tutta la nostra vita precedente ha contribuito a determinare quella scelta che è frutto del nostro essere, del carattere, la personalità, la cultura, l’esperienza, mille fattori ambientali e perfino (strano, ma vero) delle condizione meteo del momento. Una scelta che, in quel preciso ambito spazio/temporale, non poteva essere che quella. Questo se la scelta dipende da quella che consideriamo la nostra volontà. Figuriamoci se, invece, non dipende da noi. Per esempio, se arriviamo al treno e la porta si chiude non è certo per una nostra scelta; e questa è la situazione che si verifica più spesso nella vita. Che le porte siano aperte o chiuse non sono nostre scelte personali, ma eventi “casuali”. E siccome non possiamo interferire con la casualità o modificarla (altrimenti non sarebbe casuale), allora perché prendersela tanto? Al massimo è un argomento di conversazione davanti al caminetto sorseggiando un buon cognac. Comunque complimenti, interrogarsi sul mistero dell’esistenza umana è sempre un ottimo esercizio. Buona serata.

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    1. Non sono così sicura che la casualità, che come hai ben detto risponde di sue proprie leggi su cui non abbiamo controllo, escluda completamente la volontà. Certo ci sono situazioni che subiamo o ci accadono indipendentemente dal nostro desiderio o meno che si verifichino, e su quello c’è poco da fare, ma è altrettanto vero che il quotidiano è cosparso di decisioni che prendiamo e che sono manifestazioni della nostra volontà, spuria magari, contaminata dall’ambiente in cui viviamo o in cui si manifesta la scelta che dobbiamo prendere, dal nostro vissuto, da pressioni sociali o altro, ma comunque si tratta di un’espressione di volontà del singolo. E’ vero non posso determinare o meno la chiusura delle porte del treno, ma se rispetto gli orari di partenza è più probabile che troverò la porta aperta, piuttosto che chiusa, così come se mi presenterò in ritardo tutte le mattine forse la troverò chiusa più spesso. Sono supposizioni, ma su cui è molto interessante speculare!

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  2. Mi ha sempre affascinato molto il concetto di Sliding Doors, sono una romantica nostalgica, non ci posso fare nulla! Nella mia vita ne ho avuto diverse. Le due più grandi: dove sarei ora se avessi deciso di rompere una relazione quando arrivò la prima grassa grossa crisi, invece che stringere i denti e aspettare che passasse? (Spoiler: è finita comunque, ma più avanti e in un contesto molto diverso). La seconda riguarda un viaggio sola andata dall’altra parte dell’oceano per cui avevo già comprato il biglietto, e che alla fine decidetti di non fare, ripiegando sull’emigrazione a Barcellona. Non ho il rimpianto di queste sliding doors, sono contenta del punto in cui sono grazie alle scelte che feci in quei momenti. Ma una parte del mio cervello non può evitare di pensare con curiosità al “cosa sarebbe successo se…”

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    1. Sono abbastanza dell’idea che (nonostante io sia come te una romantica nostalgica) che le scelte fatte ti abbiano portato proprio qui ed ora a vivere quello che stai vivendo. Forse le direzioni che prendiamo sono propedeutiche e preparatrici a quello che verrà dopo, e ci rendono delle persone diverse. Soprattutto quelle sentimentali: probabilmente se tu avessi interrotto la relazione prima di quando poi si è effettivamente interrotta, non saresti la persona che sei ora. Le ferite amorose sono quelle più dolorose, ma anche quelle che ci fanno crescere di più, credo. Sono supposizioni su cui mi interrogo spesso ultimamente, non tanto per nutrire il mio animo nostalgico, ma per capire a che punto sono ora e i margini d’azione che ho.

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      1. Sono d’accordo con te. Da quelle sliding doors, che non sono state affatto facili da varcare, ho imparato tanto su me stessa. Non le rimpiango; è andata così e la mia vita ora è una conseguenza anche di quelle difficoltà, ne sono contenta 🙂

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  3. Ho usato il termine “casuale” nell’accezione comune del termine. In realtà quello che chiamiamo “caso” non esiste. Ne ho parlato qui:
    file:///C:/Users/sandro/Documents/2006/09/24/l_universo_ed_il_caso__pensierini_di_un_pomeriggio_domenicale__1746470-shtml/index.html

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  4. Ho scritto altri commenti, ma li ho persi, non capisco dove siano finiti. Sto perdendo davvero la bussola con questo Word press. In uno dei commenti segnalavo questo post su Hawking e Dio precisando che i link ad altri post simili riportati in fondo al post non funzionavano perché rimandavano a Tiscali che è chiusa. Poi, con pazienza sono riuscito ad aggiornare i link a questa piattaforma. Ma quei commenti sono spariti. Mistero. Scusa.

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  5. Ho letto con molto interesse il tuo articolo, forse perchè anch’io sono spesso vittima delle mie sliding doors. Sono un’autrice e il mio primo libro “Nessun segno sulla neve” tratta proprio l’argomento, tanto che utilizzai la tecnica della scrittura in prima persona, nelle vesti di un uomo, per non essere riconosciuta.

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