La virtù delle cariatidi

Anche detta la legge di Murphy

Il week-end appena trascorso è stato per me assai formativo. Non solo perché c’è stato il ponte lungo, (somma gioia per ogni lavoratore) ma perché ho effettuato attività inusuali che mi hanno condotta sulla via della conoscenza.  Forse non una conoscenza aulica e di livello, ma sicuramente utile e appagante.

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Ho scoperto, aprendomi così ai vostri giudizi sulla mia sconfinata ignoranza, che la cariatide, non è in realtà solo una donna vecchia ed eccentrica come io pensavo, una tipo zia Yetta per intenderci, o come la mia dirimpettaia, che mi dispiace molto non potervi mostrare, ma una figura iconica per la scultura greca: un busto femminile inserito in una colonna che regge un pilastro o una mensola.

Vi allego una foto, perché la mia descrizione apre ad ambiguità immaginative.

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Ecco queste sono un gruppo di cariatidi. Sono un po’ compiaciuta, lo ammetto, perché ogni qualvolta mi confronto con cose che non so (molte), riprovo un po’ quella magia antica nello scoprire che nel mondo c’è ancora spazio per l’esplorazione. La parte più appagante in realtà non è stato scoprirlo, ma il come questo è accaduto. Ero a Genova, alla mostra di Modigliani, che consiglio a tutti di vedere perché molto bella, e mentre l’audioguida dilettava le mie orecchie con la sua voce metallica, scopro che Modigliani adorava dipingere cariatidi. Lì ho capito subito che non potevano essere delle vecchiacce orribili senza denti, (il buon Amedeo era uno che apprezzava la Femmina), e quindi grazie a Wikipedia ho colmato questa lacuna recuperando il vantaggio che l’audioguida aveva su di me.

La domanda, cari amici, vi sporgerà spontanea, perché delle donne a reggere delle colonne? Non era meglio metterci dei maschioni che forse veicolavano più virilmente il concetto di forza? Ma va i greci, o come li chiamava una mia amica, i grechi, erano più sottili.

Cariatide dal greco significa “Donna di Carie” (città del Peloponneso), una città greca (tapina) che aveva deciso di schierarsi con i Persiani.  Quando Atene vinse sui Persiani e quindi su Carie, ai nostri amici Ateniesi parve giusto non farsi sfuggire la possibilità di infierire. Quindi distrussero la città, uccisero gli uomini e resero schiave le loro donne, scolpendone la disfatta nelle colonne di Atene ad imperitura memoria. Carini, no?

Ebbra di passione per questa scoperta e preda di saudade per la storia antica, ho scoperto che esiste anche una versione maschile delle cariatidi, i Telamoni, più machi e fichi delle loro omonime, che restavano comunque la scelta preferita degli Ateniesi. Infatti i Telamoni, mi dispiace per gli uomini, non hanno una storia così interessante alle spalle.

Dopo tutta questa lezione di storia, che dovete leggere necessariamente con la musica di Quark di sottofondo e la foto di Piero Angela sul desktop, giungo alla morale vera:  non so se esistesse la leggi di Murphy ai tempi, ma le Cariatidi ne sono state inconsapevoli antesignane: quando pensi che non potrà andar peggio di così, lo farà. E non solo lo farà, ma verrà scolpito nella pietra per secoli e secoli, e nonostante questo quando si parlerà di te nessuno ricorderà il bel busto delle colonne del tempio Eretteo, ma questo.

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C’è forse qualcosa di peggio?

 

 

2 thoughts on “La virtù delle cariatidi”

  1. È bellissimo imparare cose nuove, cioè, non cose nuove nuove tipo le proprietà del cobalto o la distanza di Marte da Saturno, che so benissimo di non sapere, ma cose nuove che credevo di sapere o sapevo più o meno, e invece non sapevo niente. Accidenti come è difficile esprimere questo concetto.
    Cose tipo il significato di inalberarsi che io tronfio come mio solito pensavo significasse incasinarsi (mi ero pure costruito l’etimologia, in testa: inalberarsi tipo entrare in un ginepraio, aggrovigliarsi mentalmente) e invece no.
    Però era bello anche il mio significato.

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  2. Ti capisco! Provo esattamente le stesse cose quando faccio casino con le parole. A volte le storpio e le uso convinta che siano corrette. Ad esempio per un periodo dicevo imperturita e non imperitura, convinta che il mio aggiustamento fosse migliore rispetto alla parola originaria! (tutt’ora lo penso!). Come per inalberarsi!

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