Iconografia del feticcio

Come ti instagrammo il libro

In questi giorni ho ordito una riflessione puntuale sulla questione lettura –libri- lettori. L’ho fatto stimolata da un’amica che iscritta a diversi canali social sul tema mi riportava che al pari del cibo, anche per la lettura è sempre più di moda una sorta di esposizione mediatica del libro che spesso riduce l’oggetto al pari di un feticcio. Ci sono canali di persone che postano le loro letture, libri, librerie, e via dicendo in un escalation di contenuti molto liquidi e veloci, che secondo me si mal prestano all’argomento che trattano.

Probabilmente si mal prestano anche se pensiamo al cibo, che da strumento per il nostro sostentamento e benessere è diventato una sorta di scelta blasé per rivendicare uno status, e forse per le vite delle persone stesse che da diversi anni sono diventate oggetto di piattaforme di comunicazione mal utilizzate.

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Io ho non ho una vita social, tranne che per un canale twitter semi abbandonato. Ho deciso, rispettando anche una mia forma di timidezza di fondo, che la mia vita era già abbastanza complicata da gestire sull’off-line e questa trasposizione non avrebbe giovato al mio benessere. Quindi parlo forse senza cognizione di causa, però sento di non poter ritenere affidabile una persona che legge Guerra e Pace in due giorni, o posta sul suo canale sette libri a settimana recensendoli come fossero il bollettino meteo.

Credo non sia possibile. Sono dell’idea che la lettura vada oltre l’esercizio del leggere in sé, ma sia un processo di assimilazione profondo, astrazione fantastica,  riflessione anche e che ci sia un tempo necessario perché la storia decanti e entri dentro di noi. Il tempo poi è variabile ovviamente, a volte la brama della lettura ci rapisce tanto che finiamo per consumare i libri più che leggerli, e anche a me succede, ma non sono certa possa andare sempre così.

Se va sempre così credo diventi un mero esercizio di stile, un volteggio narcisistico, una masturbazione volta ad ottenere pacche sulle spalle e riconoscimenti pubblici. Con questo non voglio negare la parte narcisistica che coinvolge tutti (me compresa). L’accumulo di libri, il creare la propria libreria, il condividerla, essere letti e apprezzati è una cosa gratificante e bella, ma questo non sostituisce la vera esperienza del leggere che ognuno di noi vive nella bellezza della solitudine.

Comunque ovviamente ho fatto tutto questo panegirico pesantissimo, per giustificare il fatto che ho appena finito David Copperfield. Questo mi rende una lettrice non all’altezza dei tempi, ci ho messo quasi due mesi a terminarlo, mesi nei quali però ho accumulato una serie di attività meno piacevoli e più orientate al disagio, come lavorare in modo matto e disperato, deprimermi, farmi venire attacchi d’ansia, comprare un’aspirapolvere nuova, curare il cane. A breve vi illuminerò sul perché tutti, almeno una volta nella vita, dovrebbero leggere il buon David Copperfield.

Venerdì 17

Eziologia della sfortuna

Nonostante mi sia sempre reputata una persona ragionevole, saldamente ancorata ai principi dell’illuminismo e militante per la “lotta al sonno della ragione”, la vecchiaia galoppante mi sta facendo rivedere alcune delle certezze che in gioventù non avrei mai contestato.

Quando avevo vent’anni mi facevo beffe della superstizione, rompevo specchi quasi a voler sfidare la sorte, passavo sotto le scale e il sale caduto in tavola  per me non era altro che del banale cloruro di sodio.

Ebbene, superati i trenta, le mie razionali certezze hanno cominciato a vacillare, in parte a causa di una serie sfortunati eventi accaduti in circostanze precise. Tipo il da poco passato venerdì 17 marzo 2017, che si è configurato come una delle giornate peggiori dell’ultimo periodo. Non so se questo sia da attribuire al fatto che fosse venerdì 17, o al fatto che ci fosse il 17 anche nell’anno, ma tant’è che il dramma si è consumato.

Avevo avuto delle piccole avvisaglie in mattinata che con arroganza ho impunemente ignorato, e che hanno avuto un roboante climax nel primo pomeriggio, quando in ufficio si è scatenato l’orrore: una mail fintamente gentile mi comunicava che avrei dovuto rifare il lavoro di tutta una settimana entro sera. Ai primi minuti di incredulità e terrore sono susseguiti dei rush di adrenalina e disperazione che mi hanno regalato un’espressione (nonché un sottotono), molto simile a quella di Lou Ferrigno nell’Incredibile Hulk.

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Sopravvissuta (non so come) ad un conseguirsi di extrasistoli – telefonate concitate – proteste – disperazione – telefonate concitate – extrasistoli – isteria – morte – risoluzione del problema, ho pensato che potevo stare tranquilla, il mio tributo al nefasto venerdì era stato pagato e mi sono sentita quasi fiduciosa che la cosa potesse concludersi così.

Giammai c’era stato nella storia dell’umanità, un giudizio più affrettato. Una volta giunta a casa ho dovuto affrontare un’apocalisse di deiezioni canine sparse con metodo sul pavimento (cane anziano e incontinente, ma molto simpatico), e non ultimo una plafoniera in vetro si è staccata dal soffitto schiantatosi a terra un minuto dopo la mia uscita dalla doccia. Ho rischiato il classico incidente domestico potenzialmente fatale. Quelli che negli anni novanta, quando io ero piccina, ci avevano costruito un programma  televisivo in onda su Raitre il sabato sera, l’orribile e allo stesso tempo affascinante:”Ultimo Minuto”, un susseguirsi di macabri incidenti accaduti a persone che non sempre sopravvivevano, e che credo abbiano turbato il mio subconscio più di Twin Peaks.

La fatalità e concentrazione di questi sfortunati eventi mi hanno costretta ad una riflessione più ponderata sulla superstizione e ho deciso di recuperare questo bellissimo libro pop-up, che mi regalò ai tempi un ex collega per scoprire tutti i gesti indispensabili scaccia-sfortuna, di cui a questo punto sento di avere un grande bisogno.

The guide for the Unlucky

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Una preparazione di questo tipo si rende indispensabile, per affrontare serenamente questa nuova fase della mia vita in cui se non mi asciugo i capelli la sera vengo colta da orribili attacchi di cervicale.

 

Settimana della moda

L’insostenibile inadeguatezza dell’essere

E anche questa settimana della moda ce la siamo levata dalla scatole. Sono felice che si sia tornati al regolare intasamento metropolitano, e soprattutto gioisco nel non vedere più valchirie minorenni dalla bellezza sfolgorante camminarmi accanto.

Il mio personale contributo all’ esploit modaiolo di questi giorni, che in parte esplicita anche il mio interessamento alla questione, è stato girare per Milano vestita con cappotto,  cappello e sciarpa neri, leggins blu oceano e stivaletti color carne. Un’improbabile accozzaglia di colori che neanche La Rettore nei suoi momenti di gloria ha eguagliato. Il dettaglio di stile che impreziosiva il tutto era dato da delle striature immonde sui leggins, trasparenti ed equivoche, generate dal rovesciamento involontario di sciroppo per la tosse a base di bava di lumaca. Non avendo cambi a portata di mano ho dovuto girare così un sabato pomeriggio, creando ilarità e sorrisi di compatimento negli sguardi che incrociavo.

Comunque se devo dirla tutta, iniziare l’anno con Memorie dal Sottosuolo non è risultato essere una scelta propiziatoria, almeno dal punto di vista prettamente fisico/salutistico. Dopo essere infatti sopravvissuta alla prima ondata di influenza, sono caduta preda anche dalla seconda, inaugurando ufficialmente il 2017 come uno degli anni in cui le mie difese immunitarie si sono dimostrate un completo fallimento. Certo ho manifestato una sintomatologia differente dalla precedente, per cui se prima avevo bronchite-raffreddore-febbre questa volta ho potuto sperimentare l’accoppiata faringite- tracheite- tosse che si è dimostrata certo più persistente e fastidiosa della precedente. Anche in questo caso, quando in preda alla disperazione e assolutamente convinta di aver contratto la meningite ho pensato che sarei morta, sono invece sopravvissuta, grazie anche alle parole di conforto del mio medico di base, che ha ben pensato di liquidare la mia pratica al telefono, comunicandomi che se avessi avuto la meningite non avrei avuto il tempo di discorrere così amabilmente con lui.

Nel frattempo niente di nuovo è accaduto alla mia vita, se non che sono giunta a pagina seicento di David Copperfield, e ammetto di esserne sempre più entusiasta. Charles Dickens è un genio. Parlo al presente perchè se ti permetti di scrivere libri del suo calibro, alla fine non muori mai.  Sono al punto in cui David è un giovanotto e si è anche un po’ ripreso, per fortuna, dalle sfighe della sua infanzia, ma credo si appresti a nuovi dolori e delusioni. Vi terrò aggiornati. Comunque sono così entusiasta che sono finita su Etsy cercando una copia  datata del libro da collezionare, ovviamente di non pregevole fattura, che mi consentisse di dedicargli un posto privilegiato nella mia libreria, e  sono incappata in questo negozio, the Locket Library,  che mi ha fatto letteralmente impazzire.

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Praticamente questa ragazza fa piccoli gioielli con le copertine dei libri, collane, bracciali, orecchini. Io non ho potuto esimermi dal comprare un ciondolo con la copertina di David, ovviamente. Sarò orgogliosa di indossarlo con i miei maglioni dai colori improbabili, slumacati dai vari rimedi popolari anti ipocondria di cui mi avvalgo.

ps: vi consiglio di non sottovalutate la bava di lumaca come sciroppo, è la svolta!